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Il Vittoriale degli italiani, gita tra storia e natura alla scoperta di D’Annunzio

Una gita tra storia e natura, baciata dal sole e resa ancora più piacevole dal tiepido clima primaverile. Vale davvero la pena visitare “Il Vittoriale degli italiani” a Gardone Riviera, in provincia di Brescia.

Il Vittoriale degli italiani: come D’Annunzio si è guadagnato l’immortalità

Un luogo che colpisce e rimane impresso per la sua monumentalità, per la perfetta armonia tra parte costruita e natura, ma soprattutto perché testimonia come Gabriele D’Annunzio, il poeta-vate della prima guerra mondiale, sia riuscito davvero nell’intento di guadagnarsi l’immortalità. Ogni punto, ogni angolo, ogni dettaglio di questo grandioso complesso parla infatti di lui, lasciando trasparire la sua personalità eclettica ed estrosa, la sua filosofia di vita, il suo pensiero.

“Io ho quello che ho dato”

E proprio questo era il desiderio di D’Annunzio quando, nell’ultima fase della sua vita, scelse di ritirarsi a Gardone. Lo spiega bene la frase che accoglie i visitatori all’ingresso del comparto: “Io ho quello che ho dato”. Il poeta, infatti, pensava che l’unico modo per sconfiggere la morte fosse quello di permettere che la sua casa, i suoi oggetti e tutto quello che aveva potessero essere ammirati negli anni. Così anche lui sarebbe continuato a vivere.

La casa-museo

Ed è soprattutto visitando la casa-museo che sembra di immergersi nella sua vita, cogliendo le mille sfaccettature di un personaggio simbolo di quel periodo. Passando di stanza in stanza è come se il visitatore aprisse di volta in volta un cassetto del suo mondo per afferrare il senso e gli ideali che hanno guidato tutta la sua esistenza (semmai con D’Annunzio sia davvero possibile farlo fino in fondo). La presenza di un grande numero di oggetti a testimonianza del suo amore per il superfluo, la compresenza di Oriente e Occidente a simboleggiare il suo eclettismo, la cura di ogni minimo dettaglio, riflesso del suo anelito verso la perfezione e la bellezza assoluta.

“Memento audere semper”

E poi i riferimenti alle diverse religioni: pur non essendo credente, D’Annunzio pensava che esistesse un Essere superiore che, al di là delle differenze, accomunava tutte le varie fedi. La sua religione, il suo credo, era quello del rischio, ben racchiuso nella frase coniata dal poeta e diventata tanto famosa: “Memento audere semper”, “Ricordati di osare sempre”. Per lui erano eroi coloro che sfidavano i limiti in nome dei propri ideali, compiendo imprese che sarebbero rimaste nella storia e lasciando un’impronta permanente, una traccia di sé incancellabile. Un po’ come ha fatto lui con “Il Vittoriale”, che a tutti gli effetti lo ha reso immortale e ad oggi risulta uno dei musei più visitati in Italia.

Monica Gregis

Monica Gregis nasce a Milano il 7 luglio 1988. Laureata in Linguaggio dei media e Comunicazione d'impresa all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Dal 2012 scrive per i settimanali locali La Settimana di Saronno, Il Giornale di Desio e Il Giornale di Seregno, occupandosi di cronaca, politica, cultura, sport ed eventi. Tra le sue grandi passioni la lettura e il cinema.